Comitato Ovest Vicentino

Stare bene insieme

Accedono al servizio di linfodrenaggio e pressoterapia tutte le donne operate al seno.

Il trattamento di linfodrenaggio, completamente gratuito, viene eseguito negli ambulatori ANDOS, all’interno della struttura ospedaliera.
Al trattamento di linfodrenaggio segue quello di pressoterapia.
Da marzo 2010 è in funzione presso l’ambulatorio di linfodrenaggio e pressoterapia la strumentazione di ultima generazione flowave 2 per il linfedema del braccio.

Nota del medico fisiatra. dr.Ferruccio Savegnago

I moderni protocolli terapeutici per il carcinoma mammario prevedono una terapia chirurgica sempre più conservativa e una radioterapia meno aggressiva.
Questi, però, non sono ancora sufficienti per evitare il linfedema del braccio che rimane la complicanza precoce e tardiva più frequente.
Il linfedema è un accumulo di liquido ricco di proteine (linfa) nello spazio interstiziale dei tessuti, responsabile dell’aumento di volume della zona interessata (es.: braccio grosso) ed è espressione del sistema linfatico.

Il trattamento del linfedema si basa su quattro punto fondamentali:
* drenaggio linfatico manuale e/o ad onde sonore con il Flowave, per favorire l’attivazione delle vie linfatiche;
* pressoterapia sequenziale ad aria e contenzione elastica per far

Il Progetto “La relazione d’aiuto nella presa in carico ANDOS: aspetti psicologici dell’ascolto e della comunicazione empatici”, rivolto alle volontarie ANDOS e ai coordinatori scientifici, si propone i seguenti Il Progetto “Stare bene insieme” è studiato per garantire un adeguato supporto psicologico e un aiuto concreto ai familiari delle donne operate al seno per carcinoma mammario.
L’obiettivo primario è quello di sostenere la famiglia che è il centro del “credere nella vita”.

Il Comitato Andos Ovest Vicentino ha sede presso l’Ospedale Civile di Montecchio Maggiore – Vicenza ed opera nel territorio dell’Ulss 5 da più di sei anni. Con il proprio volontariato, con i medici coordinatori scientifici, con la psicologa e con gli operatori, offre aiuto e dà sostegno alle numerose donne che in questi anni hanno conosciuto il tumore al seno e le inevitabili conseguenze, ma che hanno trovato gli stimoli per riaffacciarsi alla vita.
E’ importantissima la forza di volontà di ognuna, ma anche la condivisione dell’esperienza.
L’Associazione di volontariato Andos agevola questo processo con persone disposte a prendersi carico del disagio reale: infatti la primordiale finalità è la riabilitazione globale della donna. E’ un processo che procede in modo lento, ma necessario alla rinascita della donna stessa e deve essere supportato da persone affettivamente vicine.
Dopo un intervento al seno che la donna può subire per una patologia maligna della mammella, succede nella maggior parte dei casi che la persona si trovi a confrontarsi con una realtà che di colpo può sembrare drasticamente cambiata.
Un confronto difficile, impegnativo che generalmente i meccanismi di difesa tendono a rimuovere o a esprimersi in forme illusorie che rischierebbero la cronicizzazione del disagio.
È forse questo il momento in cui la persona può avvertire una sensazione di solitudine, senza via d’uscita o di angoscia mal celata nei confronti dell’ambiente in cui vive e, quindi, della famiglia.
Forse è il momento della resa dei conti e il risultato di questo confronto può essere diverso a seconda dei meccanismi che intervengono nel processo di liberazione e della contemporanea presenza di alcuni fattori familiari indispensabili.
Sicuramente “quelli della famiglia” possono aiutare la persona impegnata nel confronto, ma è necessario innanzitutto che questa riesca a crederci. La presenza della famiglia è indispensabile in questo momento di necessità perché rielaborare il valore della malattia con un familiare offre sicuramente un sostegno efficace per rimuovere insieme gli ostacoli e credere ancora nella vita.

Dall’esperienza di questi anni, capita sovente nell’Associazione che i familiari si sentano “sprovveduti” di fronte alla malattia tumorale femminile. Allo smarrimento della donna, si aggiunge quello del coniuge e dei figli.
Gli atteggiamenti di questi possono variare dalla iperprotettività alla ipoprottetività a danno, molto spesso, della donna malata che non trova in famiglia un punto di riferimento sicuro su cui appoggiarsi.
La domanda “qual è il migliore atteggiamento da assumere?” spesso non trova una risposta corretta e adeguata alle circostanze, tanto da permettere lo sfociare di emozioni epidermiche e manifestazioni d’istintività.
La situazione peggiora quando la donna ha dei figli minori; su di essa gravano sensi di colpa per essersi ammalata in un momento “sbagliato” destinato semmai alla crescita dei figli e, nel contempo, i figli minori non godono di quella serenità necessaria alla loro crescita armonica.
Molti dubbi arrivano all’Associazione riguardanti anche l’alimentazione della malata oncologica, le attività che può svolgere, gli sport che può praticare, le mansioni che le sono più idonee e che non recano danni fisici e psichici…

L’obiettivo generale di questo progetto è di garantire un supporto psicologico ai familiari delle donne ammalate di cancro alla mammella ( per le sfere post-chirurgiche, psicologiche, terapeutiche, riabilitative e oncologiche) tramite incontri dove i parenti siano aiutati a maturare un atteggiamento positivo che supporti il percorso della donna ammalata.

Attraverso l’attivazione di piccoli gruppi di auto-mutuo-aiuto, con la presenza di una volontaria e di un esperto (che di volta in volta può essere la psicologa-psicoterapeuta, il chirurgo-senologo, il fisiatra, il medico nutrizionista, il medico oncologo) si cercherà di offrire le migliori informazioni in modo da generare un atteggiamento positivo di fiducia, sostenuto dalla speranza e dalla certezza di non essere soli in questa esperienza.
Una visione positiva sicuramente garantirà una soluzione armoniosa e la fiducia genererà una migliorata coscienza del sé così da aiutare l’altro.
Non solo saranno date informazioni, ma attraverso la conversazione spontanea e il dialogo guidato si cercherà di rimuovere quegli ostacoli che fungono da inibitori ad un sereno evolversi della malattia.

Il progetto ha durata triennale per assicurare maggior tempo ai bisogni dei familiari e poter formare le volontarie con maggiore serenità, senza l’incombenza temporale (i gruppi di auto-mutuo-aiuto dopo il triennio procederanno in maniera autonoma) ed aver infine un ventaglio più ampio di casistiche da sottoporre alla verifica in itinere e a lunga distanza.

Gli incontri saranno cadenzati da appuntamenti mensili e/o quindicinali (in base alle richieste).
Ogni incontro avrà la durata di due ore circa e la partecipazione è gratuita.
Gli incontri saranno condotti dalla psicologa-psicoterapeuta dott.ssa Paola Pupulin, accompagnata dalla dott.ssa Silvia Mazzon e da una Volontaria.
Gli incontri di tipo medico saranno tenuti dal dott. Graziano Meneghini, dal dott. Vittorio Todarello e dal dott. Ferruccio Savegnago, tutti in sede Andos previo appuntamento.

Il nostro sentito grazie va alla Regione Veneto – Assessorato alle politiche Sociali, all’Associazione Ladies’ Circle di Vicenza e all’Ulss 5, sostenitori di questo progetto.

Referente e responsabile del progetto è la ns. Presidente Piera Pozza.
Gianna Magnabosco
Anna Scalco
Per informazioni ed iscrizioni è necessario rivolgersi presso la Sede Andos telefonando al seguente numero: 0444.708119 dalle ore 9.00 alle ore 12.00, dal lunedì al venerdì, oppure al numero di cellulare 330.611385.


Modifica Font